Criteri

 
     
 

Applicazioni in casa

Riscaldiamo le nostre case per stare al caldo, indipendentemente dalla temperatura esterna. Se fuori la temperatura diminuisce, affinché quella interna rimanga la medesima, c’è bisogno di più energia, per mantenere lo stesso stato termico. Questo avviene perchè la perdita di calore è tanto maggiore quando più è elevata la differenza tra la T interna e T esterna; viene quindi dispersa più energia, che deve essere prodotta in quantità più rilevante per stare al caldo in casa.

La maggior parte del calore si disperde attraverso la muratura perchè è la superficie più ampia esposta al clima esterno e tramite le finestre.

La dispersione di calore è anche funzione dall’età dell’abitazione, infatti negli edifici più recenti sono applicati standard di isolamento più avanzati rispetto alle strutture più vecchie. Alcuni aspetti della riduzione di perdita di calore sono semplici, ma altri richiedono l’intervento di specialisti.

Non tutti gli edifici hanno i medesimi standard di isolamento termico; le case più vecchie in ogni parte dell’Unione Europea tendono ad essere meno coibentate rispetto alle abitazioni più recenti, che lo sono maggiormente.

Per esempio, prima del 1976, anno di entrata in vigore della norma 373/76 relativa al contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici, non c’era alcuna normativa che prescrivesse l’installazione di materiale isolante nelle case italiane. Nel 1991, con la Legge 10/91 si è ulteriormente ribadita la necessità di un uso più razionale dell’energia, del risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia.
Oggi in Italia, con l’avvento del Decreto Legislativo 192 del 19 agosto 2005 (oggi in parte modificato dal D. Lgs. 311/06), in attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia, si sono stabiliti dei limiti minimi da rispettare per il fabbisogno energetico degli edifici e per la trasmittanza degli elementi di involucro.
Nelle case nuove oltre all’adeguata coibentazione si può anche agire sull’orientamento, in maniera tale da massimizzare l’accumulo solare durante i mesi invernali.

Effetti climatici

I maggiori influssi sono:

  • la vicinanza al mare che consente di mitigare le temperature estreme durante l’inverno e l’estate.
  • la distanza dall’equatore, che determina un’elevazione inferiore del sole e quindi un minor accumulo solare in ogni periodo dell’anno.
  • l’altitudine rispetto al livello del mare, laddove le zone montuose raggiungono temperature più basse a causa dell’elevata dispersione di calore nell’atmosfera di notte.
  • la presenza del vento può aumentare la velocità di dispersione del calore attraverso l’edificio, producendo il fattore ‘wind chill’ ; nelle zone costiere solitamente c’è più vento rispetto all’entroterra a causa della differenza di temperatura tra la terra e il mare.
  • la pioggia ha lo stesso effetto del vento nell’aumentare la perdita di calore per conduzione, in quanto rimuove lo strato caldo dell’aria adiacente l’edificio, producendo il fattore ‘rain chill’.
  • se sono presenti sia la pioggia che il vento il fattore ‘temperature chill’ è potenziato; Nei luoghi in cui c’è la probabilità di entrambi questi agenti atmosferici, si può avere come risultato negativo quello dell’umidità negli edifici con problemi anche di condensa.

Impatto ambientale

Esternamente non c’è impatto ambientale. Impatti interni possono essere maggiori in alcune zone costiere, dove l’effetto combinato di vento e pioggia può portare ad una penetrazione dell’umidità attraverso l’intercapedine tra la parte più interna e quella esterna dei mattoni, una volta che la cavità è stata coibentata.

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